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Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog Contabili Online.
Oggi ti racconto la Fase 2 del nostro percorso di selezione.
Se hai letto l’articolo sulla Fase 1, sai già che ti avevo promesso di tornare sull’argomento.
Oggi manteniamo quella promessa e vediamo come si svolge la Fase 2.
A chi è rivolta la Fase 2
La Fase 2 è pensata per chi desidera occuparsi dei dichiarativi.
Ma c’è un passaggio obbligato: prima si supera la Fase 1.
Non è una formalità, e te ne spiego subito il motivo.
C’è poi un secondo punto che mi sta a cuore.
È opportuno affrontare la Fase 2 anche se oggi non ti interessano i dichiarativi e vuoi occuparti solo di contabilità.
Ti spiego perché più avanti.
Intanto una precisazione: non escludiamo nessuno.
Però, a parità di altre condizioni, daremo la precedenza a chi conosce le dinamiche dei dichiarativi delle società a responsabilità limitata.
Perché per fare bene i dichiarativi serve la contabilità
Se il tuo obiettivo sono i dichiarativi, ascolta bene questo passaggio.
Chi non conosce la contabilità non può occuparsi al meglio dei dichiarativi.
Non è una questione di snobismo, è una questione di metodo.
Le imposte di una società di capitali non nascono dal nulla.
Partono dal bilancio.
Il calcolo delle imposte parte dai numeri della contabilità.
Se non sai leggere un bilancio e non capisci cosa c’è dietro un sottoconto, rischi di applicare una ripresa fiscale sul numero sbagliato.
Un dichiarativista che conosce la contabilità, invece:
- sa da dove arriva un numero e riesce a ricostruire la scrittura che c’è dietro
- si accorge quando qualcosa non torna (un fondo di ammortamento anomalo, un rateo mancante, un costo finito nel conto sbagliato)
- sa cosa chiedere al contabile, e con quali parole
- sa quando una correzione va fatta a monte, in contabilità, e non a valle, nel calcolo delle imposte
- non scopre l’errore a ridosso della scadenza
Detto in modo semplice: la contabilità è il materiale con cui il dichiarativista lavora.
Se il materiale è sbagliato, anche il lavoro più raffinato si regge su una base fragile.
Per questo, nel mio Studio, chi vuole fare i dichiarativi parte dalla contabilità.
Non è un percorso in più: sono le fondamenta.
I due file che ricevi
Ti inviamo due file Excel.
Non te li descrivo nei dettagli, volutamente, come già per la Fase 1.
Ti dico solo di cosa si occupano.
Primo file: il calcolo delle imposte
Il primo file parte da una situazione contabile fatta di costi e ricavi, conto per conto.
Il tuo compito è passare dal risultato di bilancio all’imponibile.
Per ogni voce devi ragionare su:
- se e quanto è deducibile ai fini IRES
- se e quanto rileva ai fini IRAP
- quali riprese in aumento e in diminuzione servono per arrivare al reddito imponibile
- come si costruisce la base imponibile IRAP e quali deduzioni si applicano
Alcuni conti sono semplici.
Altri hanno una deducibilità parziale, un limite o un trattamento particolare.
È proprio qui che si vede se conosci davvero il mestiere del dichiarativista.
Secondo file: la riclassificazione di bilancio
Il secondo file contiene la situazione contabile completa di una società: stato patrimoniale e conto economico, con i sottoconti così come escono dal gestionale.
Il tuo compito è riclassificarla secondo lo schema del bilancio CEE.
Qui si vede se sai dove va a finire ogni conto: fondi di ammortamento, ratei, rimanenze, debiti, imposte, proventi e oneri finanziari.
Non è un esercizio meccanico.
Per collocare bene una voce devi sapere cos’è e come si comporta.
Ed è un esercizio utile anche a chi si occupa di dichiarativi: saper leggere e classificare un bilancio è la base per lavorare bene sulle imposte.
Perché anche il contabile deve conoscere il lavoro dei dichiarativisti
La strada, però, va in entrambe le direzioni.
Se il dichiarativista deve capire la contabilità, il contabile deve capire cosa succede ai suoi numeri quando arrivano alla dichiarazione.
Ti faccio qualche esempio.
- Le spese telefoniche sono deducibili all’80%.
- Le spese di vitto e alloggio (alberghi e ristoranti) sono deducibili al 75%.
- Le spese per omaggi e quelle di rappresentanza hanno limiti e regole proprie.
- Gli interventi su beni di terzi vanno trattati in modo diverso dalle manutenzioni sui beni propri.
- Gli interessi passivi non sono tutti uguali, perché entrano nel calcolo del ROL.
Un contabile che conosce queste regole usa il sottoconto giusto fin dalla registrazione.
Sa già cosa andrà a incidere in sede di dichiarazione.
Il dichiarativista trova i conti già separati, già parametrati, pronti da lavorare.
Se invece tutto finisce in un conto generico, il dichiarativista deve ricostruire a mano cosa c’è dentro: aprire le fatture, rifare i totali, chiedere chiarimenti.
Il contabile deve agevolare il lavoro del dichiarativista, non farlo diventare un inferno.
E il dichiarativista deve saper dire al contabile, con precisione, come registrare.
Funziona quando i due ruoli si capiscono, e si capiscono quando ognuno conosce il lavoro dell’altro.
Per questo la Fase 2 ha senso anche se oggi non ti interessano i dichiarativi.
C’è anche un altro motivo, molto pratico: potresti cambiare idea in corso di rapporto.
Capita spesso che un contabile, lavorando, scopra di essere attratto dal calcolo delle imposte.
Chi ha già superato la Fase 2 è pronto a fare questo passo, senza ripartire da zero.
Una contabilità corretta serve tutto l’anno
C’è poi un ultimo motivo, molto concreto.
La contabilità non serve solo a chiudere il bilancio e a preparare le dichiarazioni.
Nel mio Studio incontriamo i clienti ogni mese.
In quegli incontri:
- verifichiamo l’andamento del bilancio insieme al cliente
- facciamo la pianificazione, cioè la base su cui l’imprenditore prende le sue decisioni
Se i numeri sono sbagliati, la pianificazione va a pallino.
Gli errori capitano spesso nelle stesse aree:
- ratei
- risconti
- ammortamenti
Sono voci che non si notano a colpo d’occhio e che, se omesse o calcolate male, falsano il risultato in corso d’anno.
Il cliente pensa di avere un utile, poi scopre di essere in perdita.
O viceversa.
Con una decisione già presa su quella base.
Come la valutiamo
Anche in questa fase non cerchiamo la perfezione.
Valgono gli stessi criteri della Fase 1:
- ordine
- metodo
- consapevolezza
- onestà
Se su una voce non sei sicuro, scrivilo.
Preferiamo un dubbio dichiarato a una risposta improvvisata.
Conclusioni
La Fase 2 non serve a metterti in difficoltà.
Serve a capire se sai vedere il quadro completo: come nasce un numero in contabilità e dove va a finire nelle imposte e nel bilancio.
Se vuoi occuparti di dichiarativi, parti dalla contabilità: è lì che si costruisce un lavoro fatto bene.
Se vuoi occuparti di contabilità, conosci i dichiarativi: è lì che il tuo lavoro diventa utile a tutto il team.
In entrambi i casi, chi ha questa visione lavora meglio, fa risparmiare tempo agli altri e dà ai clienti informazioni su cui possono contare.
Se pensi di avere queste caratteristiche, non esitare a propormi la tua collaborazione.
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Per qualsiasi chiarimento scrivimi a info@contabilionline.com.
A presto! 😊

