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Ciao, in questo articolo voglio analizzare, insieme a te, come le imprese (e soprattutto le S.r.l., su cui sono focalizzato) utilizzano i mezzi finanziari reperiti con le diverse modalità che ti ho illustrato negli articoli dedicati a questo particolare argomento.
Le imprese utilizzano queste risorse per acquistare tutto ciò di cui hanno bisogno per sviluppare il proprio business.
Per “mettere su” il proprio business, l’imprenditore ha bisogno della strumentazione, della materia prima e di una serie di servizi.
Volendo tradurre il tutto con apposito linguaggio tecnico, un business può avviarsi se l’impresa è riuscita ad acquisire i fattori a fecondità ripetuta (impianti, macchinari, immobili, ecc.) che saranno impiegati per la trasformazione dei fattori a fecondità semplice materiali (i cosiddetti fattori della produzione, come ad esempio le materie prime, semilavorati, ecc.), impiegando, a loro supporto, i fattori a fecondità semplice immateriali (ovvero i servizi come energia elettrica, gas, ecc.).
In questo articolo mi focalizzerò su come trattare contabilmente un acquisto di fattori a fecondità ripetuta.
Se ancora non lo hai letto, ti invito a cercare tra gli articolo che ho pubblicato quello che riguarda l’argomento dei fattori a fecondità semplice.
In questo modo avrai una visione un po’ più ampia.
Iniziamo, innanzitutto, con darne una definizione ed individuarne una classificazione per, poi, analizzare le diverse scritture da effettuare in contabilità generale.
I fattori a fecondità ripetuta
Sono considerate immobilizzazioni tutti quei fattori che hanno un’utilità pluriennale.
L’aggettivo pluriennale indica che quel determinato fattore è destinato a partecipare a più cicli produttivi.
In virtù di questa particolare funzione che svolgono le immobilizzazioni, il costo sostenuto per il loro acquisto non può gravare esclusivamente sull’esercizio in cui viene acquistato il bene; perciò, il costo deve essere ripartito per tutta la vita utile del bene.
Prima di affrontare in maniera più approfondita questo concetto, vediamo come possono essere classificate le immobilizzazioni:
- Immobilizzazioni tecniche, nella quale distinguiamo: immobilizzazioni materiali (impianti, macchinari, fabbricati etc.) ed immobilizzazioni immateriali (brevetti, software, etc.);
- Immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni in altre aziende);
In questo articolo analizzerò con te le immobilizzazioni materiali ed immateriali, tralasciando quelle finanziarie.
Procediamo con l’analizzare le scritture contabili da effettuare quando le immobilizzazioni vengono acquistate e, poi, dismesse. Trattandosi di fattori a fecondità ripetuta, le scritture contabili differiscono molto rispetto a quelle che avevamo analizzato nel precedente articolo che riguardava i fattori a fecondità semplice.
L’acquisto delle immobilizzazioni materiali
Queste sono le nozioni introduttive e basilari da conoscere, ora proseguiamo spediti verso l’obiettivo ed analizziamo le scritture contabili da effettuare quando l’azienda acquista un’immobilizzazione materiale ( impianti, macchinari, fabbricati), ecc).
Da un punto di vista contabile si configura una classica operazione d’acquisto; per questo si ha il sorgere del debito verso il fornitore, il credito IVA nei confronti dell’Erario ed il costo di acquisizione del bene.
Ti semplifico tutto con un esempio:
“In data 12 ottobre 2021 la società XXX S.r.l. riceve la fattura N.3 dalla IMPA S.p.a. per l’acquisto di un impianto per un importo di 8.000,00 €”.
Arrivo della fattura nel cassetto fiscale e registrazione.
| DATA | CONTO | DARE | AVERE |
| 12/10/21 | Impianti | 8.000 € | |
| IVA a credito | 1.760 € | ||
| Debiti v/fornitori (IMPA S.p.a.) | 9.760 € |
L’acquisto delle immobilizzazioni immateriali
Per immobilizzazioni immateriali, si intendono tutti quei beni, sempre ad utilità pluriennale, che hanno la caratteristica di non essere tangibili, come ad esempio i marchi, i brevetti, i software, ecc. .
Quando ci troviamo di fronte un acquisto di un’immobilizzazione immateriale, dobbiamo fare particolare attenzione ai cosiddetti “Costi di impianto e ampliamento”.
Ti porto una serie di esempi per chiarire al meglio il tutto.
- L’acquisto di un diritto di brevetto
Da un punto di vista contabile, l’acquisto di un brevetto genera:
- una variazione finanziaria negativa, ovvero sorge il debito di funzionamento verso il fornitore del brevetto da rilevare in avere del conto Debiti v/ fornitori;
- una variazione economica negativa, relativa al sostenimento del costo per l’acquisto del brevetto, da registrare in dare del conto Brevetti, In questo caso non si tratta di un conto di natura economica bensì di natura patrimoniale;
- una variazione finanziaria positiva, relativa al sorgere del credito verso l’Erario, da scrivere in dare del conto IVA a credito.
“In data 22 ottobre 2021 la società XXX S.r.l. riceve la fattura N.88 dalla BBV S.p.a. per l’acquisto di un brevetto dal valore di 500 €. Arrivo della fattura nel cassetto fiscale e registrazione.”
| DATA | CONTO | DARE | AVERE |
| 22/10/21 | Brevetti | 500 € | |
| IVA a credito | 110 € | ||
| Debiti v/fornitori (BBV S.p.a.) | 610 € |
- I costi di impianto ed ampliamento
I costi di impianto possono comprendere tutti quei costi che si sostengono in fase di avvio e costituzione di una nuova azienda.
Tra essi si possono, dunque, inserire:
- Atto costitutivo e relative tasse;
- consulenze;
- permessi e autorizzazioni per l’avvio dell’impresa.
I costi di ampliamento riguardano gli oneri sostenuti da un’impresa in fase di espansione e accrescimento della propria capacità operativa.
Questi, per essere considerati immobilizzazioni immateriali, devono avere determinate caratteristiche:
- devono essere attività precedentemente non svolte;
- l’ampliamento, anche di tipo quantitativo, deve essere di tipo straordinario;
- può riguardare anche i costi di addestramento del personale, se sostenuti in relazione ad un processo di riconversione o ristrutturazione industriale.
In altre parole, non è sufficiente che l’azienda stia cercando di ingrandirsi per poter capitalizzare i costi di questa operazione.
Per poterlo fare, il processo di espansione deve comportare una vera e propria trasformazione dell’azienda, oppure un accrescimento tale da non poter essere considerato un normale processo di sviluppo aziendale.
L’art.2426 del Codice civile stabilisce che i costi di impianto e di ampliamento, per essere capitalizzati, devono avere utilità pluriennale.
L’utilità pluriennale va valutata in base a situazioni gestionali, produttive, di mercato che non sono facili a prevedersi.
Il legislatore non ha stabilito delle rigide regole per consentire la capitalizzazione, ma ha fissato solamente il requisito della necessità di:
- una utilità che vada oltre il singolo esercizio;
- il consenso alla capitalizzazione da parte dell’organo di controllo.
Ciò significa che si possono verificare due ipotesi distinte:
- costi di impianto e di ampliamento che non hanno utilità pluriennale. Essi devono essere portati a Conto economico come componenti negativi di reddito dell’esercizio in cui sono stati sostenuti;
- costi di impianto e di ampliamento che hanno utilità pluriennale. Gli amministratori, con il consento del collegio sindacale nelle società dove esso esista, optano per una loro capitalizzazione.
Analizziamo queste ipotesi con due esempi.
2.1 Le spese notarili
Una delle classiche spese, che l’azienda sostiene in fase di start-up, riguarda la sua costituzione.
Tra queste spese vi è, sicuramente, il servizio reso dal notaio che compie tutti gli adempimenti necessari per la costituzione della società.
Siamo dinanzi ad un costo d’impianto.
Vediamo, ora le registrazioni, da effettuare in contabilità generale, quando ci viene presentata la parcella del professionista.
“In data 9 ottobre 2021 la società XXX S.r.l. acquista servizi di consulenza notarile per 2.000€ + IVA 22%. Ricorda che entro il 16 del mese successivo va versata la ritenuta d’acconto del 20%”.
Fattura
| Onorari | 2.000 € |
| IVA 22% | 440 € |
| Totale fattura | 2.440 € |
| Ritenuta 20% su onorari | 400 € |
| Tot. Da pagare | 2.040 € |
Registrazione fattura.
| DATA | CONTO | DARE | AVERE |
| 09/10/21 | Costi d’impianto | 2.000 € | |
| IVA a credito | 440 € | ||
| Debiti v/fornitori | 2.440 € |
Il conto “Costi d’impianto” ha natura patrimoniale ed al suo interno viene registrato l’onorario, da corrispondere al notaio, indicato in fattura.
Al momento del pagamento, bisogna versare la ritenuta e si procede a scorporarla.
Quindi, al notaio, sarà corrisposto un ammontare pari al totale della fattura diminuito del 20%.
Regolamento.
| DATA | CONTO | DARE | AVERE |
| 16/11/21 | Debiti v/fornitori | 2.440 € | |
| Erario c/ritenute da versare | 400 € | ||
| Banca X c/c | 2.040 € |
2.2 I costi di pubblicità
A partire dal 2016 i costi di pubblicità, in linea generale, non possono più essere capitalizzati, ma devono essere considerati costi di esercizio.
Tuttavia, gli stessi possono essere oggetto di capitalizzazione e, quindi, trattati come “Costi di impianto e ampliamento” qualora rispettino specifici requisiti.
In particolare, ai fini dell’iscrizione dei costi di pubblicità nell’attivo dello Stato patrimoniale è richiesta la congruenza ed il rapporto causa-effetto tra i costi in questione e il beneficio che dagli stessi la società si attende, a condizione che:
- sia dimostrata la loro utilità futura
- esista una correlazione oggettiva con i relativi benefici futuri di cui godrà la società
- sia stimabile, con ragionevole certezza, la loro recuperabilità
In merito a quanto detto in precedenza, questi requisiti si presentano soltanto quando questi costi vengono sostenuti da un’azienda in fase di start-up e, pertanto, possono essere capitalizzati solo in questo caso.
“In data 22 novembre 2021 la società XXX S.r.l. riceve la fattura N.100 dalla PUB S.p.a. per la realizzazione di una campagna pubblicitaria per un valore di 10.000 €. A fine anno l’azienda deciderà se capitalizzare o no questa spesa”.
Registrazione fattura.
| DATA | CONTO | DARE | AVERE |
| 22/11/21 | Spese di pubblicità | 500 € | |
| IVA a credito | 110 € | ||
| Debiti v/fornitori (BBV S.p.a.) | 610 € |
Ricorda che il conto spese di pubblicità, in base a quanto detto prima, è un conto di natura economica. Se questo costo presenta le caratteristiche indicate in precedenza, possiamo capitalizzarle ed utilizzeremo il conto di natura patrimoniale Costi di impianto e ampliamento.
Conclusioni
Grazie a questo articolo hai ripassato (o hai imparato, se non sei un tecnico) le scritture contabili relative alle operazioni di acquisto delle principali immobilizzazioni acquistate da una S.r.l. .
Ti anticipo, già da ora, il prossimo argomento che ho intenzione di trattare.
Sarà un altro argomento collegato direttamente a questo articolo; infatti, ho intenzione di spiegarti, nel dettaglio, il concetto di ammortamento. 😊
Questo particolare procedimento può essere applicato soltanto ai fattori a fecondità ripetuta e non può essere applicato ai fattori a fecondità semplice, ecco perché ho deciso di trattare questi argomenti in articoli consecutivi e concatenati tra loro.
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